Il carattere di un'azienda

Quanto conta il carattere di un’azienda?

Molti anni fa, quando io ero bambino ed abitavo nel paesello, le famiglie che avevano debiti e che non pagavano il pane a fine mese erano isolate dagli altri membri della comunità e poco degne di amicizia o attenzioni. Ricordo mia mamma, che mi diceva: “Non farti amici quelli, perché sono indebitati con tutti e non rispettano quello che promettono!”.

Le persone valevano quanto la loro parola. L’aspetto prioritario sul quale si veniva valutati era il carattere, ovvero la  capacità di rispettare e onorare principi e valori quali l’onestà, la lealtà, la solidarietà nei confronti di tante famiglie che mangiavano pane e cipolla, ma che mai e poi mai sarebbero state disoneste o avrebbero cercato di avere qualcosa senza esserselo meritato. Il valore di una persona era dato dalla sua capacità di agire nel rispetto dell’etica e del prossimo.

Nel giro di pochi anni, con l’arrivo degli Anni Novanta,  siamo passati dalla società fondata sul valore del carattere, alla società che premia la personalità e cioè quelle persone che – a prescindere dal come – hanno avuto successo.

 

COSA CI SIAMO PERSI?

LA RICONOSCENZA, che è uno dei sentimenti più difficili da conservare nel tempo; oggi è spesso trascurata se non addirittura osteggiata o peggio utilizzata in maniera distorta e corrotta.

Il mondo moderno ragiona in questo modo: se i genitori hanno messo al mondo dei figli è perché faceva a loro piacere. Se un medico ti cura e ti guarisce è perché ci guadagna. Se l’insegnante o il tuo formatore ti fa imparare cose utili, compie soltanto il proprio dovere perché è pagato. Se qualcuno fa qualcosa è perché o gli piace o ha interesse o è il suo dovere. Per quale motivo dovremmo ringraziarla?

Questo modo di ragionare, che sembra tanto logico, è in realtà assurdo. Seguendo fino in fondo il principio del piacere, arriviamo alla conclusione che gli altruisti sono, in realtà, egoisti. I volontari di medici senza frontiere che hanno contratto virus mortali non c’erano andati perché faceva loro piacere? Sostenendo che tutto è fondato sull’interesse, arriviamo alla conclusione che l’amore fra la madre e il suo bambino o fra due innamorati non è altro che uno scambio reciproco. Io do una cosa a te e tu dai una cosa a me. Come dal negoziante. È lo schema economico applicato al campo affettivo.

C’è poi lo schema giuridico, dove tutto è costituito di diritti e di doveri. In questo caso la vita si riduce a norme e regolamenti. Però noi tutti sappiamo che non si può ricondurre una persona malintenzionata o confusa sulla retta via semplicemente con una nuova norma.

Il concetto è questo: le persone devono interiorizzare i principi del perché le cose siano corrette o scorrette, ed applicarle nella vita quotidiana. Gli esseri umani, in realtà, sono ad un tempo peggiori e migliori di come questa arida psicologia li descrive. Sono a volte malvagi ed invidiosi, però, nello stesso tempo, si sentono inutili e vuoti se non hanno qualcosa o qualcuno a cui dedicarsi, per cui prodigarsi. Può essere un’impresa, una missione, un amore o anche soltanto un cagnolino. Ciò che facciamo solo per noi, esclusivamente per noi, non ha valore morale e ci lascia intimamente insoddisfatti, anche se non lo ammettiamo. È questo bisogno di dare, questo sovrappiù, che sta alla base del sentimento di riconoscenza.

Abbiamo ricevuto in sovrappiù dagli altri e dobbiamo loro riconoscenza. Nello stesso tempo, anche noi ci siamo dedicati, ci siamo prodigati. Per questo sappiamo di meritare anche noi un po’ di riconoscenza. Se qualcuno ce la nega, ci fa torto.

In Grandi Agenzie sappiamo chiaramente come il valore della riconoscenza sia uno dei fondamenti aziendali. Non applicarla costantemente porta alla disgregazione della motivazione personale.

 

LA NOSTRA MISSIONE

Essere un esempio ed una scuola di corretta educazione per tutte le persone che entrano nel sistema Grandi Agenzie. Qui non ci sono leader assertivi alti e belli: ci sono persone per bene, serie, oneste, lavoratori, persone che mantengono la parola data che si dedicano agli altri per il piacere di vederli più felici e più realizzati. Questi siamo noi, ed è la cosa di cui dobbiamo andare più fieri perché è quella più difficile da realizzare. È quella che si fa per l’amore di costruire e non per mostrarsi meglio di altri.

 

Stefano Mulas - Direttore Franchising Grandi AgenzieStefano Mulas – Direttore Franchising Grandi Agenzie

 

 

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